Tra bisogno di autonomia e quello di essere ancora accolti, questo è il tempo in cui si diventa se stessi

L’obiettivo del Progetto Medie è quello di accompagnare ragazze e ragazzi in un percorso che insegni il rispetto di sé e degli altri, l’assunzione di responsabilità adeguate alla fascia d’età, il valore dell’impegno e della conoscenza, il diritto all’amore e alla relazione, durante una tappa fondamentale della loro crescita, l’adolescenza.
La priorità del nostro approccio è lo sviluppo di un percorso che ognuno attua all’interno della propria comunità, incrementando quelle capacità fondamentali dell’essere umano quali la cooperazione, la solidarietà, il rispetto della diversità, a partire dal riconoscimento e dal fiorire di tutte le potenzialità individuali.

La scuola media, infatti, si fonda sulla volontà di accompagnare ragazze e ragazzi stimolando gli aspetti culturali dell’apprendimento, la connessione con il mondo, l’educazione affettiva, il sentimento di appartenenza alla comunità, alla natura, al genere umano.
Vogliamo abituare gradualmente ragazze e ragazzi alla complessità e alle difficoltà, proporzionalmente alla loro età, senza mai dimenticare la bellezza della vita, stimolando sempre la loro curiosità e creatività. Il nostro intento è di gettare le basi per lo sviluppo di una comunità sana, cooperante e desiderosa di imparare.

Ogni percorso inizia da una relazione. Un adulto che ascolta. Un ragazzo che si sente visto.

Famiglia e scuola

Occorre un contesto in cui esistono regole chiare, esplicite e riconosciute: in questa comunità è fondamentale che gli adulti di riferimento (famiglia-scuola) siano guide e garanti del rispetto dei limiti di cui ogni ragazzo o ragazza ha bisogno per essere libero.

La scuola è uno degli agenti educativi fondamentali nella vita di ragazze e ragazzi, ma ancora più importante ed incisiva è la famiglia. Le famiglie che scelgono La Vita al Centro ne condividono il progetto educativo, lo sostengono e sono coerenti con i principi e i valori della scuola. È indispensabile una presa di responsabilità nel fornire a ragazze e ragazzi i giusti contenuti, offrendo loro anche a casa la possibilità di nutrirsi di bellezza, di strumenti adatti al loro momento evolutivo, di rispettare i loro ritmi, di porre i giusti limiti in modo che la struttura interiore di ragazze e ragazzi trovi un contenimento coerente sia a casa che a scuola.

Sono previste, nel corso dell’anno, riunioni di classe nelle quali le famiglie sono invitate ad approfondire insieme agli insegnanti i temi relativi ai momenti evolutivi di ragazze e ragazzi, ai processi di apprendimento in atto nelle varie età e alle dinamiche di classe.

Le lezioni nascono da domande. Dal provare, dal costruire, dal dialogo. La conoscenza prende forma dall'esperienza.

Il dialogo che educa

La relazione

Nel processo di crescita è fondamentale che la relazione tra l’adulto di riferimento e ragazze e ragazzi si basi sulla fiducia, un percorso non scontato, a volte tortuoso e non immediato, che si rinnova quotidianamente, seguendo gli slanci di crescita e le costanti oscillazioni dei ragazzi e delle ragazze di questa fascia d’età, cercando di preservare l’entusiasmo della scoperta, la passione per la conoscenza e per la cultura.
Sviluppare l’affettività significa curare l’interiorità di ogni ragazzo o ragazza. L’accoglienza e la disponibilità a imparare nascono dalla creazione di un rapporto affettivo.

Il benessere

La scuola offre un ambiente accogliente e attento ai bisogni di ragazze e ragazzi. In questa età risulta cruciale osservare e percepire i repentini cambi d’umore e dare un concreto supporto alla delicata e fluttuante emotività. La nostra scuola rappresenta un luogo dove crescere e che risponde alla loro necessità di sviluppare le proprie capacità e la fiducia in se stessi.

La curiosità

La curiosità è il motore per l’esplorazione del mondo. Sviluppare la curiosità significa permettere autonomia nell’apprendimento, facilitare lo sviluppo delle potenzialità individuali, aiutare la crescita di adulti in grado di muoversi consapevolmente nel mondo. La curiosità è alla base di ogni processo di conoscenza profonda, al di là dei formalismi o delle specifiche nozioni. La nostra scuola fornisce spesso a ragazze e ragazzi spunti che stimolino la loro innata curiosità, come semi che potranno dare frutto anche molto oltre la loro permanenza nella scuola.

Apprendere dall’esperienza

L‘esperienza è il punto di partenza della conoscenza. Per fissare conoscenze e competenze in profondità è necessario stimolare la curiosità di ragazze e ragazzi, sfruttare i loro interessi e imparare con il corpo e tutti i sensi e non solo con la mente, evitando il ricorso sistematico alla ripetizione e alla memorizzazione meccanica. Si impara non solo studiando ma soprattutto creando, costruendo, sperimentando, giocando e vivendo un’emozione.

Imparare nel mondo e dal mondo

Non si può imparare a comprendere il mondo che ci circonda senza osservarlo di persona. Si impara dalla natura, dai lasciti della storia, dalle culture, dalle religioni, riflettendo sulle esperienze vissute in prima persona, visitando i musei, i monumenti, le piazze, incontrando persone, osservando montagne e fiumi. Sentire storie e aneddoti, osservare l’arte, riflettere sui piccoli e grandi avvenimenti della storia, osservare e spiegare i fenomeni che ci circondano, collegare la propria interiorità con il mondo esterno, sono tutte attività che permettono a ragazze e ragazzi di crescere e di vedere il mondo in interazione con se stessi e non come un mero sfondo.

Le risposte non si ricevono. Si cercano insieme. Si impara a porre le domande giuste.

Impostare la didattica sulla maieutica, sul dialogo tra ragazzi e tra ragazzi e adulti e sull’aiuto reciproco, permette di innescare un apprendimento attivo, stimolato dalla curiosità e dal ragionamento di ciascuno. Il dialogo è lo strumento principe per realizzare un tale tipo di apprendimento. Nella nostra scuola si preferisce la collaborazione alla competizione, anche se talora l’innata competitività di ragazze e ragazzi adolescenti può essere sfruttata in maniera positiva per favorire l’aiuto reciproco e l’interazione all’interno del gruppo. È importante discutere con i compagni e aiutare o farsi aiutare, ed è anzi significativo poter assumere il duplice ruolo di aiutante ed aiutato, che permette a ragazze e ragazzi di realizzare come ciascuno abbia capacità diverse in ambiti diversi, e come nessuno possa vivere in maniera indipendente dagli altri. Naturalmente collaborare non significa esimersi dal ragionare, dal comprendere o dallo studiare in autonomia, significa invece sfruttare la competenza altrui per migliorare la propria, compatibilmente con gli specifici interessi, talenti e abilità di ciascun ragazzo e ragazza.

Sbagliare fa parte del cammino. È un modo per capire meglio. Un passo verso la consapevolezza.

Poter sbagliare

Sbagliare è il modo principale con cui si impara. La scuola deve accompagnare i ragazzi e le ragazze nella ricerca di possibili soluzioni, accettando l’errore come parte integrante e necessaria del percorso. Si sbaglia non solo nello studio, nei calcoli, nello scrivere, nel ragionare, ma si sbaglia anche nei rapporti con gli altri e nel proprio comportamento. Educare significa aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere i propri errori non solo dal punto di vista dell’istruzione formale, ma anzi -e soprattutto- nel proprio modo di porsi e di interagire con i propri pari e con gli adulti. L’età dell’adolescenza è un’età di forti emozioni e sensazioni travolgenti, talora fuori dal controllo cosciente di ragazze e ragazzi; è importante che gli episodi in cui ragazze e ragazzi hanno “sbagliato”, esagerando o arrecando sofferenza a qualcuno, vengano ripresi e discussi, singolarmente o in gruppo, affinché si formi gradualmente in ognuno la capacità di distinguere ciò che è opportuno fare in ogni situazione della propria vita.

Le scoperte si raccontano. Non per essere giudicati, ma per condividere.

Creatività e pensiero critico

Creatività

I ragazzi e le ragazze sono naturalmente creativi. Ma la creatività va continuamente nutrita e stimolata, tramite l’espressione di sé, il contatto con il gruppo, la contaminazione delle idee, il movimento, il riconoscimento dei limiti della realtà, favorendo il pensiero laterale. Non si crea solo nell’espressione artistica, si crea anche nella ricerca della conoscenza, nella comprensione della complessità, nelle relazioni con gli altri. Nella nostra scuola si cerca sempre di aiutare ragazze e ragazzi a individuare modalità fuori dagli schemi per risolvere problemi e difficoltà, lasciando loro spazio e non restringendo le loro possibilità, e soprattutto mostrando fiducia nelle loro capacità. La possibilità di esprimersi è essenziale per il modello educativo, e le attività con valenza artistica occupano un posto (e un tempo) importante nella nostra scuola. In questo ambito è importante per ragazze e ragazzi essere liberi di creare ma anche, nell’età adolescenziale, di iniziare a imparare che la creatività viene aiutata dalla competenza tecnica, e che dietro ogni grande artista o creatore c’è studio, impegno e fatica.

Pensiero critico e complessità

Lo sviluppo del pensiero critico è essenziale per diventare adulti consapevoli. La scuola permette la creazione di connessioni inaspettate, di accogliere i cambiamenti, integrare i pensieri dei compagni di altre culture, sospendere il giudizio. Questo è un modo per creare il terreno per lo sviluppo di un pensiero critico individuale. L’educazione di ragazze e ragazzi in questo momento storico richiede necessariamente l’educazione alla complessità, che è strettamente connessa allo sviluppo di un pensiero critico e autonomo. La complessità viene avvicinata con delicatezza, perché non risulti schiacciante, introducendo argomenti e discorsi in cui non è evidente quale sia (e se ci sia) una posizione “giusta” e una “sbagliata”. In un periodo in cui ragazze e ragazzi posseggono un grande senso della giustizia, riflettere sulla complessità delle relazioni umane, sociali, del mondo fisico, li aiuta a rendersi conto del mondo che li circonda e a non dare nulla per scontato; e anche se spesso gli adolescenti esprimono posizioni molto nette, è utile per la loro crescita essere portati a riflettere con calma e senza eccessivo trasporto emotivo, sviluppando pian piano la capacità di costruire una propria visione del mondo.

Niente voti, ma obiettivi condivisi. Si cresce insieme. Felici di imparare, non di riuscire.

Autovalutazione

Nella nostra scuola abbiamo deciso di rinunciare allo strumento del voto in quanto riteniamo che spesso esso abbia il limite di fornire un giudizio condizionante e riduttivo alla persona oltre che alla sua opera. Ogni ragazzo o ragazza quando crea è tutt’uno col prodotto che genera, quando esso è il risultato di un’integrazione armoniosa tra esperienza estetica (cioè che riguarda tutti i sensi) e sforzo cognitivo. Ma anche quando il voto si riferisce all’acquisizione di una competenza, il suo uso rischia di limitare l’obiettivo di ragazze e ragazzi al raggiungimento di una specifica soglia, invece che spingerli al raggiungimento della piena coscienza dell’argomento trattato. Inoltre, il sistema dei voti alimenta in molti la competizione e il timore, elementi che ostacolano uno sviluppo armonioso dell’essere umano. In fondo rischieremmo che fosse la paura ad animare la coscienza del ragazzo e non la curiosità, l’interesse e la fiducia.
Lo scopo del voto è tipicamente quello di semplificare attraverso una scala ridottissima la complessità del processo di apprendimento, dimenticando che esso non può prescindere da inciampi, errori, fatiche, condivisione, contaminazione e bellezza.

Un esempio che siamo soliti fornire a ragazze e ragazzi per spiegare questo concetto è quello di una fotografia di uno splendido paesaggio. La fotografia (il voto) può venire bene o male, tale esito dipende da molti fattori: la competenza del fotografo, la qualità dello strumento, la luce di quel dato momento, la sensibilità di chi scatta. Il paesaggio invece non è scalfito dalla sua stessa riproduzione fotografica e rimane bellissimo e caratteristico. Allo stesso modo la conoscenza dello studente non può essere cristallizzata da un semplice voto che dipende da molti fattori diversi, tra i quali l’effettiva conoscenza gioca un ruolo solo di concerto con gli altri (come per esempio l’agitazione, la difficile comprensione della consegna, il non aver dormito bene la notte o l’aver discusso con un amico…). Preferiamo quindi concentrarci sul nutrimento al paesaggio, sulla cura dello stesso, sulla crescita dell’apprendimento, della conoscenza e della sensibilità, piuttosto che sulle tecniche di ripresa.

Sappiamo bene che ragazze e ragazzi affronteranno un percorso scolastico caratterizzato dai voti ma potranno farlo dopo aver acquisito la consapevolezza di quale sia l’obiettivo reale dell’apprendimento e che tale non può essere totalmente misurato da un numero. Nella nostra esperienza, ragazze e ragazzi che poi confluiscono nelle scuole superiori non vivono uno shock in relazione al voto, ma al contrario rimangono saldi nel non cadere nella trappola di assimilare tale numero al loro valore personale come individui e come studenti.

Per concludere, l’autovalutazione diventa una riflessione propositiva sul processo di apprendimento, che seppur guidata dall’educatore non è imposta dall’alto. Ragazze e ragazzi devono imparare a comprendere i propri limiti ma non svalutando gli sforzi che hanno compiuto. Tale processo persegue l’obiettivo di acquisire una migliore consapevolezza di sé e delle proprie capacità di riflessione, creazione, analisi. In questo senso è importante che l’autovalutazione non sia astratta, ma che invece aderisca all’esperienza concreta.

Imparare nel mondo reale

Crediamo che l’apprendimento non debba essere confinato nell’edificio scuola, ma che ci possa essere uno scambio nutriente tra ciò che nasce dentro e ciò che vive fuori. Per questo durante l’anno saranno proposte uscite di diversa natura, visite a musei e mostre, esperienze in natura, spettacoli teatrali.

Una passeggiata, un museo, un incontro. Ogni esperienza insegna qualcosa. La scuola continua fuori.

Educazione ecologica

La nostra scuola ha a disposizione spazi esterni ed è prossima al parco più grande e caratteristico di Torino, che ragazze e ragazzi imparano a conoscere e amare attraverso uscite di gruppo e gioco libero, e che spesso sfruttano anche oltre l’orario scolastico. Educare al rispetto della natura richiede infatti di vivere il contatto con la natura in maniera spontanea, così che si possa poi accedere all’esperienza di ragazze e ragazzi per stimolarne la riflessione.

A scuola crediamo che l’educazione ecologica debba passare attraverso gesti e atti concreti, adeguati all’età di ragazze e ragazzi, oltre che attraverso contenuti teorici. Facciamo molta attenzione a concentrarci su quello che tutti possiamo fare per curare il mondo vicino a noi. Le attività passano dall’attenzione quotidiana contro lo spreco delle risorse, alla raccolta differenziata, da alcune attività di semina e coltivazione alla gestione di un piccolo spazio verde con uno stagno (nel passato), all’utilizzo della compostiera.

Ragazze e ragazzi si sentono coinvolti e in grado di poter contribuire attivamente alla gestione e alla protezione dell’ambiente in cui vivono e focalizzano l’attenzione su quanto sia prezioso e sulle soluzioni per salvaguardarlo sentendo una responsabilità nel preservarne la bellezza. Man mano che crescono possono poi collegare i propri atti con i contenuti teorici presentati durante le lezioni e con le discussioni che avvengono su temi correlati alle questioni ambientali, e pian piano sviluppare una propria posizione su questi argomenti, che non viene imposta da una precisa attitudine teorica ma che nasce dalla propria sensibilità, esperienza, dal proprio ambiente familiare.

La valenza dell’educazione ecologica a scuola è collegare il sostentamento quotidiano di ciascuno con i ritmi di rigenerazione della natura e anche con la consapevolezza che la nostra salute dipende dal rispetto e dalla comunione con essa. Insita in queste attività c’è la cura delle relazioni con gli altri e un’educazione all’attenzione e all’ascolto, alla disponibilità, all’attesa e all’empatia per favorire lo sviluppo e il contatto con se stessi passando anche dalla contemplazione e dal silenzio. Dalla natura si può imparare cosa significa vivere in gruppo e che cosa sia l’interdipendenza.

Ognuno trova il suo ritmo, il suo metodo, la propria strada per capire.

Il proprio modo di imparare

La gradualità

Tra gli 11 e i 14 anni i ragazzi e le ragazze attraversano una fase di cambiamento fortissimo, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, dal mondo immaginato al mondo reale. È dunque necessario tener conto del loro specifico momento di sviluppo fisico-psichico-spirituale per facilitare l’apprendimento.

Alcune parole chiave possono aiutare a seguire questi cambiamenti:

1° media → fantasia
2° media → apertura al mondo
3° media → immersione nella realtà contemporanea

È necessario abituare gradualmente ragazze e ragazzi alla complessità, alle crescenti difficoltà e alle richieste di impegno sempre maggiori, proporzionate con la loro età, per prepararli a ciò che troveranno una volta terminato questo ciclo di studio. La nostra scuola lavora di concerto con le famiglie affinché ragazze e ragazzi siano pronti per affrontare le sfide che gli si porranno davanti nel successivo ciclo di studi, di qualunque tipo esso sia. Se in prima media ragazze e ragazzi sono ancora quasi bambini, alla fine della scuola media sono in grado di prendersi responsabilità e di portare avanti quello che hanno iniziato, ma è importante che sviluppino la consapevolezza delle proprie capacità e che comprendano la necessità dell’impegno come motore di qualunque progresso.

L’interdisciplinarità

La conoscenza va approcciata in maniera globale, con percorsi di studio/conoscenza il più possibile integrati. La suddivisione tra materie dev’essere limitata allo stretto necessario, per non far perdere di vista la visione globale, pur tenendo in conto l’aumento di complessità dei singoli argomenti che avviene nel passaggio dalla scuola elementare alla scuola media. Per questa ragione alcune materie tipiche dell’offerta formativa della scuola pubblica vanno integrate in un’unica cornice, e in altre materie il lavoro avviene con forti collegamenti, rimandi e contaminazioni reciproche.

Ad esempio:

  • scienze e tecnologia sono portate avanti in parallelo, considerando la tecnologia l’applicazione pratica delle scienze
  • la geografia fisica (astronomia, struttura e formazione del pianeta) viene trattata in scienze dal punto di vista teorico, ma discussa nelle sue conseguenze sulle società umane in storia
  • italiano e storia sono portate avanti con costante collegamento visuale alla geografia dei luoghi palcoscenico degli eventi affrontati
  • letteratura e storia dell’arte vengono trattate il più possibile in parallelo, creando costanti collegamenti tra i diversi ambiti all’interno delle stesse correnti culturali

Approcci didattici

LETTURA

La lettura a scuola è una delle attività più importanti che si svolge in continuità con quanto proposto nella nostra scuola primaria. Ragazze e ragazzi sono liberi di scegliere i testi che più li incuriosiscono, sempre sotto l’occhio vigile dell’adulto che verifica che il genere e il contenuto siano adeguati all’età.
Sono previsti dei momenti di lettura personale in classe, in silenzio, dove i ragazzi e le ragazze possono sperimentare la forte emozione del condividere un tale momento di raccoglimento, seppur ognuno immerso nel “suo” mondo. Alcuni insegnanti inoltre leggono a ragazze e ragazzi nel corso dell’anno scolastico regalando agli studenti il nutrimento della lettura ad alta voce. Infine, la lettura viene anche utilizzata in modo attivo per affrontare i vari generi letterari, senza accontentarsi di brevi brani presi da antologie. La lettura è considerata un processo attivo cruciale anche per acquisire abilità di scrittura. I ragazzi e le ragazze sono motivati e spronati a leggere in modo critico, cercando di prendere nota di artifici letterari o metodologie che possono poi riutilizzare quando si trovano nella posizione degli scrittori. Una libreria di classe è a disposizione di tutti gli studenti. In essa possono trovare testi adeguati che possono consultare o prendere in prestito liberamente. È in via di realizzazione una sorta di archivio creato dagli studenti stessi (dei vari anni) attraverso la redazione di schede libro che hanno l’obiettivo di fornire consigli e informazioni ai futuri studenti delle medie che si dovessero trovare in dubbio sulla scelta di un nuovo libro da leggere.
Grande importanza viene data alla lettura e all’approfondimento della letteratura, spaziando da Dante ai grandi poeti e scrittori del ‘900. I ragazzi e le ragazze, anche coloro che si sentono meno portati per le materie umanistiche, si lasciano trasportare con entusiasmo e condividono spesso il piacere di entrare in contatto con temi così alti e profondi ma a loro accessibili, a differenza di quello che si sarebbero aspettati. Di solito, la conoscenza con la letteratura è una gioiosa scoperta che li fa sentire parte di un tutto più grande e complesso, un tutto che possono comprendere.

SCRITTURA

L’elaborazione di testi è un’attività che viene presentata e svolta a braccetto con quella della lettura. I ragazzi e le ragazze sono lasciati liberi di scrivere su tematiche e argomenti a loro scelta. Talvolta e di solito sempre dopo un dibattito in classe, l’insegnante può fornire un titolo di massima. Lasciati liberi, anche coloro che riscontrano qualche ostacolo nell’elaborazione scritta, si lanciano con fiducia realizzando testi anche complessi e articolati. Il nostro approccio è quello di considerare ognuno uno scrittore e non un semplice realizzatore di temi. In questo modo, naturalmente, gli studenti sperimentano la scrittura come mezzo di espressione personale, strumento di cui potranno far tesoro anche nel prosieguo del percorso scolastico, ma soprattutto nella vita.

ARTE

Il percorso di educazione alle arti visive è articolato su due registri complementari: quello pratico-esperienziale degli strumenti e delle tecniche, quello concettuale-analitico dei codici della storia dell’arte. I momenti della scoperta, della sperimentazione e della creazione che si susseguono durante il triennio, rappresentano le fasi di un processo di consapevolezza il cui fine ultimo è quello di acquisire e/o consolidare una serie di abilità espressive utili a rappresentare elementi della realtà e della fantasia unitamente allo sviluppo di una sensibilità e di un gusto personali.

INGLESE

L’insegnamento della lingua inglese si ottiene attraverso una metodologia di apprendimento basata sul processo naturale di acquisizione della lingua materna: ascoltare – ripetere – capire – produrre. Gli alunni acquisiscono delle abilità e competenze linguistiche attraverso attività pratiche ed esperienziali: giochi, scioglilingua, canzoni e attività dinamiche svolte insieme come classe, in coppia o in gruppi con l’obiettivo di promuovere un ambiente cooperativo e permettere a ragazze e ragazzi di interagire con tutti acquisendo soft skill importanti come quelle di mediare, accogliere le idee e i pensieri degli altri, portare avanti le proprie opinioni in modo costruttivo, sperimentare diversi metodi di studio e lavoro suggeriti dai propri compagni e compagne.
Si cerca inoltre, di mettere in risalto il bagaglio di conoscenze e competenze che gli allievi portano con sé per ottimizzare il coinvolgimento e promuovere la centralità dell’allievo nel percorso di apprendimento.
Gli obiettivi didattici della lingua straniera sono: imparare la struttura e il vocabolario (introdotti in ogni momento da contesti e realtà vicine ai ragazzi e ragazze), comprendere semplici conversazioni orali, esprimersi e interagire oralmente in modo chiaro e imparare a scrivere e a produrre brevi testi.
Alle medie l’uso della tecnologia è previsto come strumento di supporto/stimolo in modo particolare per ragazzi e ragazze che mostrano difficoltà di apprendimento e come mezzo per aprirsi al mondo e ascoltare diversi usi e accenti della lingua.

SPAGNOLO

L’insegnamento di una seconda lingua straniera inizia in classe prima, con l’intento di promuovere un avvicinamento alla lingua spagnola e contemporaneamente alla cultura dei paesi in cui si parla questa lingua.
Tra le considerazioni che hanno motivato la scelta dello spagnolo come seconda lingua straniera vi è anche (ma non solo) la prossimità fonetica, grammaticale e lessicale tra italiano e spagnolo, che consente un approccio più disteso anche a chi talvolta può rilevare qualche difficoltà nell’apprendimento linguistico.
Le metodologie e le attività proposte in classe si allineano il più possibile con quelle utilizzate nell’insegnamento della prima lingua straniera (inglese): esse attingono fortemente, quindi, all’ambito esperienziale (ad esempio uscite didattiche, attività manuali, organizzazione di eventi e feste), ludico (ad esempio costruzione di giochi da tavolo) e artistico (ad esempio ascolto di canzoni con testo in lingua straniera, attività teatrali). Al tempo stesso, gli alunni trovano in un libro di testo un valido compagno di studi, che fornisce un supporto per il lavoro in autonomia, e vengono gradualmente invitati a sviluppare capacità di ricerca e studio individuale e in gruppo. L’uso di alcune tecnologie accompagna, in determinate fasi, le attività in classe e a casa.

MUSICA D’INSIEME COME LABORATORIO RELAZIONALE

La musica è una delle più accessibili, diffuse e strutturate forme di fruizione culturale, attraverso i diversi ambiti dell’ascolto, della pratica o della critica. Grazie alla sua infinita possibilità di essere declinata in differenti contesti con obiettivi disparati e alla sua intrinseca capacità di creare relazioni, poiché attività umana collettiva, essa si pone come possibile laboratorio di interazione umana e di condivisione della propria peculiarità personale in un contesto collettivo. Anche nel caso di un musicista solista la presenza anche di un solo ascoltatore mostra la pluralità strutturale dell’esperienza musicale.
Nello specifico della pratica musicale come mezzo di socializzazione ed inclusione, l’utilizzo di forme più o meno organizzate di ensemble musicali crea uno spazio d’incontro immediato, governato da regole condivise, determinate dalla natura stessa della musica e quindi che non necessita di concertazione tra i partecipanti. Al contempo offre un’immediata possibilità di connessione umana ed emozionale: in una frase si potrebbe dire che è molto difficile non diventare amici, o quantomeno conoscersi reciprocamente ad un livello non più superficiale, suonando insieme o esperendo insieme la musica (per esempio scambiandosi i gusti musicali, andando ad un concerto, ascoltandola mentre si passa del tempo insieme).
L’ensemble musicale è la formula ottimale di una didattica musicale esperienziale tesa alla creazione di buoni rapporti umani oltre che all’acquisizione di pratiche e conoscenze.
L’acquisizione di competenze pratiche sugli strumenti è sempre accompagnata dalla loro spiegazione in termini teorici, in cui la teoria della musica, da moloch principale della didattica musicale, diventa qui una base minimamente necessaria di conoscenze, che partono dal proprio strumento e non dai libri, per poter far propria qualsivoglia musica in ambito personale o collettivo.

SCIENZE E TECNOLOGIA

Nella nostra scuola scienze e tecnologia sono una singola materia, che comprende gli aspetti pratici e teorici di fisica, chimica, biologia e scienze naturali. È una materia che si presta molto alla didattica esperienziale, e ogni argomento viene svolto partendo da un esperimento, un’esperienza pratica, un disegno, un’attività corporea. Nell’età della scuola media ragazze e ragazzi iniziano ad acquisire la capacità di assimilare concetti astratti complessi, ed è quindi possibile affiancare alla didattica esperienziale una formalizzazione teorica, limitata in prima, ma sempre più estesa e precisa andando verso la terza.
Sono possibili due approcci per avvicinare ragazze e ragazzi ai contenuti di questa materia: partire da un’esperienza pratica realizzata direttamente dai loro (costruire i banchi, costruire una meridiana, costruire un filtro per l’acqua) e fare osservazioni assieme durante il processo di realizzazione e di uso; oppure partire dall’osservazione di un esperimento (la diffusione in un liquido, la propagazione della luce, la costruzione di un circuito elettrico, l’osservazione di una reazione chimica) per poi far emergere tramite un approccio maieutico il principio fisico (o chimico, biologico, ecc.) sottostante.
In entrambi i casi gli scopi sono molteplici: stimolare la creatività, facendo comprendere come la competenza tecnico-scientifica sia spesso necessaria per costruire un oggetto funzionante; fare emozionare ragazze e ragazzi con la bellezza del mondo minerale, vegetale e animale, delle reazioni chimiche, dei fenomeni fisici; far lavorare assieme ragazze e ragazzi in piccoli gruppi di composizione variabile, al fine di stimolare la capacità di lavoro di gruppo e di gestione dei rapporti con i compagni; gettare semi che possano poi fiorire nei percorsi di studio successivi: molti dei fenomeni osservati infatti vengono descritti solo superficialmente, come è giusto a quest’età, ma l’emozione e la curiosità derivanti dall’esperimento permangono e potranno essere riscoperte quando ragazze e ragazzi saranno pronti a spiegarsi nel dettaglio tali fenomeni.
Consideriamo anche importante fornire diversi livelli di complessità nella spiegazione dei fenomeni, per venire incontro alle diverse sensibilità e interesse di ragazze e ragazzi.

INFORMATICA

I mezzi informatici sono oramai ubiqui nella nostra società; nella nostra scuola intendiamo fornire a ragazze e ragazzi alcune competenze di base nell’uso del computer, ma soprattutto intendiamo fornire loro il messaggio che i mezzi informatici sono macchine, il cui comportamento è determinato da un lato dalle loro modalità costruttive e dall’altro dalla programmazione.
Per avvicinare ragazze e ragazzi a questi concetti si svolgono attività su vari livelli: abitudine al pensiero logico, tramite l’uso di giochi di logica, alcuni creati da loro stessi; programmazione di base per comprendere le modalità di funzionamento di un software, tramite linguaggi semplici, come Scratch; discussioni sulle capacità effettive delle macchine e smontaggio di computer o altre apparecchiature elettroniche; uso di base di un sistema operativo e di programmi semplici.
L’obiettivo è mostrare che come ogni strumento anche quello informatico permette di facilitare certe operazioni, ma che è uno strumento che dipende, seppur in modo complesso, dall’uomo.