Il tempo in cui si impara a conoscere il mondo, e se stessi dentro al mondo.

La nostra scuola elementare si fonda sulla volontà di accompagnare i bambini in un percorso di libera espressione di sé attraverso l’affettività, la curiosità, la valorizzazione dell’errore, l’apprendimento esperienziale, la costruzione di un sentire ecologico, l’autonomia, sia nelle relazione che nell’apprendimento. Il nostro agire si ispira a diverse pedagogie: steineriana, montessoriana, di Freinet, del Movimento di Cooperazione Educativa e dell’Outdoor Education.

Tutto ciò avviene in un contesto in cui esistono regole chiare, esplicite , riconosciute e l’adulto si fa guida e garante del rispetto dei limiti di cui ogni bambino ha bisogno per essere libero.

Famiglie e insegnanti condividono un progetto comune. La scuola è una rete viva di relazioni, che accompagna la crescita di ogni bambino.

Comunità educativa

La scuola è uno degli agenti educativi fondamentali nella vita dei bambini, ma ancora più importante ed incisiva è la famiglia. Le famiglie che scelgono la scuola ne condividono il progetto educativo, lo sostengono e sono coerenti con i principi e i valori della scuola. È quindi richiesta una presa di responsabilità nel fornire ai bambini i giusti contenuti, garantendo loro anche a casa la possibilità di nutrirsi di bellezza, di strumenti adatti al loro momento evolutivo, di rispettarne i ritmi, di porre i giusti limiti in modo che la struttura interiore del bambino trovi un contenimento coerente sia a casa che a scuola.

Sono previste, nel corso dell’anno, riunioni pedagogiche nelle quali le famiglie sono invitate ad approfondire insieme agli insegnanti, i temi relativi ai momenti evolutivi dei bambini, ai processi di apprendimento in atto nelle varie età e alle dinamiche di classe.

Imparare facendo. Ogni attività nasce dall'esperienza, dalla scoperta e dal dialogo con gli altri.

Apprendimento come esperienza

Nella nostra scuola il bambino è invitato a partecipare attivamente al processo di apprendimento. Crediamo infatti che gli alunni non siano vasi da riempire ma che rispettarli significhi riconoscere la possibilità che essi siano parte integrante di un processo di scoperta, elaborazione e restituzione del sapere.
Ai bambini si possono porgere domande lasciando che siano loro a trovare le risposte. Ci vuole tempo perché emergano e fiducia per accoglierle.

L’agire concreto rende vivo l’apprendimento quando saltiamo la campana delle tabelline, corriamo i cinquecento metri o un chilometro, mettiamo in scena un mito, modelliamo con la creta, cerchiamo fonti storiche tra gli oggetti di quando eravamo piccoli, le forme geometriche intorno a noi, i verbi o gli aggettivi in giro per la scuola, contiamo le nocciole, camminiamo le forme, facciamo biodanza, cerchiamo la poesia nel bosco, cantiamo le stagioni, ascoltiamo la natura e il silenzio.

La lezione frontale è sostituita spesso dal porre domande che stimolano la riflessione e il dialogo.
L’apprendimento attivo si concretizza nel lavoro cooperativo e creativo ed è inteso come il prendere l’iniziativa, la ricerca delle soluzioni, l’utilizzo della sperimentazione e dell’osservazione per l’elaborazione teorica, il coinvolgimento reale e intimo degli individui, l’acquisizione di saperi per appropriazione/scoperta, piuttosto che per trasferimento/ricezione.

I bambini, quando sono più grandi, possono fare i maestri, prendendosi il compito di spiegare un argomento a tutti gli altri, adeguando il proprio vocabolario, riuscendo a esprimere in modo esaustivo al gruppo ciò che hanno scoperto (metodo della classe capovolta). L’autocorrezione favorisce il processo attivo poiché i bambini sono chiamati in prima persona a riconoscere eventuali errori, correggersi e a chiedere spiegazioni anche ad un compagno.

La curiosità guida ogni apprendimento. Un sapere che nasce dalla condivisione di conoscenze, non dalle pagine di un libro.

Curiosità e scoperta

Nella nostra scuola riteniamo che i bambini entrino non solo con la testa ma con tutto il corpo, i sensi, il loro bagaglio cognitivo ma anche emotivo, per questo la didattica è orientata al riconoscimento e al rispetto di queste potenzialità vitali.

In classe prima si impara a scrivere approcciando dapprima una intera frase che sorge da un’esperienza collettiva ed emozionante per poi scendere alla codifica delle singole parole, sillabe, lettere.

Quando analizziamo un periodo storico ci soffermiamo sugli avvenimenti ma allo stesso modo su miti e leggende dell’epoca, espressioni artistiche, credenze, la condizione sociale di bambini, donne e uomini. Soprattutto ci soffermiamo sull’analisi dei possibili parallelismi tra passato e presente, il che offre ai bambini la possibilità di scorgere la complessità del mondo e di concepirsi come parte attiva di esso.

Le tabelline si imparano anche cantando e saltando, la poesia è ispirata dalla musica e dalla contemplazione della natura e del silenzio. In storia e geografia si parte dall’osservazione dell’ambiente e l’apprendimento può passare attraverso la costruzione di paesaggi materici, attraverso l’arte figurativa, il modellaggio e la preparazione di cibi regionali. Il senso dell’altro è sempre favorito nei lavori di gruppo, nella condivisione e nel rispetto delle esigenze di tutti.

Lo stare all’aria aperta consente ai bambini di integrare il vivente nella propria identità, per questo ci soffermiamo ad osservare piccoli particolari dell’ambiente naturale, cerchiamo i nomi nel prato, la geometria tra gli alberi. Anche lavorare la terra, passeggiare, la calligrafia o fare lavori di cucito, favoriscono una sana integrazione dell’essere umano e stimolano le connessioni neuronali.

Quello che entra in modo vivo e caldo attraverso i sensi, germoglia come un seme e mette radici sempre più profonde nell’interezza del bambino, il quale apprende prima attraverso l’esperienza motoria, sensoriale ed emotiva per poi giungere all’astrazione e alla concettualizzazione: ciò che è vivo risuona nel bambino e lo abita silenzioso, in seguito viene riscoperto dal pensiero logico, ma solo quando il bambino lo ha digerito attraverso il sentire.

Quando non ci sono voti, imparare torna a essere una scoperta, non una corsa al risultato.

Motivazione e assenza di voti

Abbiamo deciso di rinunciare allo strumento del voto in quanto riteniamo che esso abbia il limite di fornire un giudizio condizionante e riduttivo alla persona oltre che alla sua opera. Il bambino quando crea è tutt’uno col prodotto che genera, quando esso è il risultato di una integrazione armoniosa tra esperienza estetica (cioè che riguarda tutti i sensi) e sforzo cognitivo.

Inoltre il sistema dei voti alimenta la competizione e il timore, elementi che ostacolano uno sviluppo armonioso dell’essere umano. In fondo sarebbe la paura ad animare la coscienza del bambino e non la pace e la fiducia.
Lo scopo del voto è quindi quello di semplificare attraverso una scala numerica ridottissima (appena qualche cifra) la complessità del processo di apprendimento, dimenticando che esso non può prescindere da inciampi, errori, fatiche, condivisione, contaminazione e bellezza.

Dal punto di vista didattico, il voto genera una deviazione di senso. Riteniamo che la spinta motivante all’apprendimento non debba essere il proposito di prendere un bel voto, o peggio, non prendere un brutto voto. Gli educatori devono prefiggersi lo scopo di creare una comunità sana e libera, basata sulla collaborazione e la solidarietà, insegnando a ragionare, coltivando il piacere della ricerca e del sapere. In sintesi costruire cultura, intesa come amore per sé e per il mondo, se la consideriamo come una delle tessiture che animano la nostra esistenza per tutta la vita.

I compiti a casa, nella nostra scuola, sono affidati raramente: pensiamo che i bambini abbiano il diritto di fare altre esperienze quando escono da scuola e che i genitori debbano poter occuparsi di altri aspetti dell’educazione. I bambini devono potersi riposare e annoiare.

Tuttavia capita che ai bambini venga chiesto di svolgere piccole attività anche a casa: per esempio ricercare materiali, fare interviste, andare in biblioteca in cerca di fonti per svolgere una ricerca e in certi casi anche fare qualche esercizio per rinforzare un determinato apprendimento. Soprattutto nelle classi dei grandi, questo approccio ha lo scopo di insegnare al bambino ad organizzare il tempo in funzione di attività sul medio periodo, favorendo l’autonomia e la partecipazione. Quando i bambini fanno una ricerca a casa, sono andati in cerca di testi, hanno reperito le informazioni per loro importanti, le hanno organizzate utilizzando mappe, riassunti, disegni e si sono esercitati ad esporre ad alta voce per portare alla classe ciò che hanno scoperto. Questo è un arricchimento utile a tutti, a chi ricerca e a chi ascolta.

Per quel che riguarda i libri di testo, nella nostra scuola abbiamo scelto di rinunciare al libro di testo unico preferendo attingere da più testi della scuola dell’obbligo, dalle biblioteche di classe fatte da monografie, riviste e articoli che i bambini sono liberi di consultare e sfogliare per approfondire i temi delle lezioni. Soprattutto preferiamo la condivisione della parola viva, le discussioni di classe, il poter verificare che fonti diverse forniscono dati a volte incongruenti, per poter fare ragionamenti critici sull’attendibilità delle informazioni che ci giungono dall’esterno.

Questa diversificazione dei linguaggi ai quali i bambini sono esposti consente una maggiore elasticità nella comprensione di testi diversi.

A questo punto, considerata nella sua interezza, la produzione di un allievo non è altro che la fatica soddisfacente implicita in ogni processo di apprendimento. In questo processo il bambino ha diritto di sentirsi parte attiva. L’autovalutazione è una riflessione propositiva sul processo, non deve essere astratta, ma aderire all’esperienza concreta.

Accompagnare i bambini nella loro crescita per noi implica il generare fiducia e responsabilità, insegnare nella relazione con se stessi, col gruppo e con gli educatori a focalizzare obiettivi raggiungibili e concreti, cercare strumenti per prendersi cura del proprio lavoro e favorire il processo partecipativo. Questo deve avvenire giorno per giorno ed avere un riscontro autentico, potersi osservare con calma, procedendo per tentativi, affinché diventi una possibile modalità autonoma nella vita del bambino.

Ogni giornata inizia con il cerchio del mattino, prosegue tra lezioni, laboratori e gioco. Un ritmo che aiuta a orientarsi e a stare bene.

Ritmo e struttura

Il ritmo è l’elemento costitutivo alla base dell’esistenza: sono ritmo le stagioni, il battito del cuore, il camminare, il giorno e la notte, l’attività e il riposo. Senza questi ritmi la vita e l’essere umano sarebbero disorientati e privi di senso. Anche a scuola il ritmo è fondamentale e si configura come metodo non solo per un apprendimento sano ma anche per una vita sana. Il ritmo si ripete, è prevedibile, dà sicurezza ma esso non deve irrigidire, al contrario esso è il contenitore entro il quale si possono sperimentare la libertà e l’autonomia senza che esse generino caos.

Il ritmo comincia al mattino, quando tutti entrano a scuola e ci si riunisce nel cerchio di condivisione. Il cerchio è la struttura, nella struttura si muove il ritmo, ovvero l’ascoltare e il raccontare. Durante il cerchio ogni bambino può prendere la parola a turno mentre gli altri ascoltano. Questo è il momento, scandito dal suono della campana tibetana, in cui il gruppo condivide gioie o esperienze dolorose, in cui si può proporre, organizzare, ricordare, cantare e diventa un contenitore affettivo che cementa l’identità e il gruppo.

Il ritmo prosegue scandendo la mattinata in due periodi di lavoro didattico intervallati da un lungo momento all’aperto di gioco libero. Questa struttura consente un ritmo disteso e lento, non frammentato, in cui si alternano fasi di concentrazione e di gioco, assicurando al bambino la possibilità di muoversi in libertà e il diritto di lavorare con calma, soffermandosi e andando in profondità.

La lezione stessa ha un ritmo che vede l’alternarsi di momenti di movimento e rielaborazione cognitiva: si comincia con uno stimolo che può essere un’esperienza, una domanda o una narrazione, segue una parte in cui ognuno condivide con gli altri le proprie idee e ragionamenti e infine si procede al lavoro di sintesi scritta.

Il ritmo, specialmente nelle prime classi, passa anche attraverso giochi di battiti di mani, le conte e canzoni che favoriscono la comprensione della logica matematica, aiutano la concentrazione, la lateralizzazione e la memoria. Il ritmo una volta integrato si muove da solo dando sicurezza ed autonomia ai bambini.
Infine il pranzo, che conclude le attività del mattino, e che in sé abita altri piccoli ritmi: apparecchiare, servire, ascoltare la lettura ad alta voce, sparecchiare e lavarsi i denti.

Anche le attività dell’anno, scandite da feste e ritualità, creano un ritmo che si ripete rassicurante, favorendo il costruirsi della comunità intorno a gesti abitati da senso, come per esempio la Festa delle Lanterne, per celebrare l’avvicinarsi dell’inverno e il riposo della luce o il Cerchio dei passaggi perché la comunità possa essere testimone del percorso di crescita di tutti i bambini.

Nessuna competizione. Le regole si costruiscono insieme, nel dialogo e nel rispetto reciproco.

Collaborazione e regole condivise

Nella nostra società la competizione, in particolare per possedere, è un valore, uno strumento col quale veniamo educati e che possiamo mettere in discussione.
Gli esseri umani possono concorrere insieme, intessere reti, sostenersi l’un l’altro, creare insieme, condividere, contaminarsi a vicenda, includere pensieri e culture diverse, partecipare. In una parola: collaborare. Quando questo si realizza, genera una felicità autentica, ci mette in comunione con la vita, ci fa sentire parte del tutto.

Come scuola, nella nostra attività quotidiana, proponiamo alternative ai metodi competitivi, eliminando i voti, favorendo il lavoro cooperativo, per esempio aprendo confronti su vari temi con i bambini, dai quali ricaviamo regole condivise.

Condividiamo tutto il materiale scolastico: ogni classe si prende cura insieme di gomme, temperini, colle. Non c’è un mio e un tuo, c’è un nostro, di cui siamo tutti responsabili; prendendoci cura insieme delle classi e dell’ambiente esterno, per esempio stabilendo turni di riordino e pulizia, pulendo il bosco davanti alla scuola e il cortile interno, conduciamo i bambini ad una visione partecipativa e responsabile dell’ambiente intorno a noi.

Costruiamo un sentire condiviso attraverso lavori di poesia e narrazione collettiva in cui ognuno partecipa con la propria percezione e insieme si costruisce una percezione comune. Permettiamo ai bambini di aiutarsi, anche nei momenti didattici: quello che a scuola si chiama copiare, viene stigmatizzato e fatto di nascosto, noi lo chiamiamo aiutarsi e collaborare, prendere spunto, osservare come fanno gli altri, ispirare e lasciarsi ispirare.

Il metodo della collaborazione genera il senso di comunità e favorisce una percezione di sé libera dalla paura della solitudine e dell’isolamento, consente la costruzione di reti solidali e la partecipazione attiva e responsabile. Inoltre ci auguriamo che sia uno dei semi per la realizzazione di un futuro di pace.

Le attività di interclasse hanno come finalità la creazione di una rete di saperi trasversali, la condivisione e la progettazione comunitaria di competenze; coinvolgono i bambini di tutte le classi elementari in combinazioni variabili a seconda delle esigenze del gruppo.
Le attività sono di tipo didattico: aritmetica, grammatica, storia ecc. I più piccoli possono disporre dell’aiuto dei più grandi, i quali hanno la capacità di utilizzare linguaggi tipici della fanciullezza e per questo spesso facili da fruire dai più piccoli. I grandi compiono lo sforzo di farsi comprendere attraverso la messa in atto di strategie nuove, mettendosi dalla parte di chi porge un sapere anziché riceverlo.
Il metodo è quello dell’apprendimento cooperativo nel quale i bambini grandi si sperimentano nel tutoraggio. La presenza dell’adulto è a lato delle attività, lasciando che la classe, quale organismo vivente, possa sperimentare strade nuove in cui ognuno trovi un suo posto insieme agli altri.

Anche il momento del pranzo si pone il fine di favorire la comunità, la collaborazione e la responsabilità di ogni alunno, consentendo a ognuno la possibilità di assaggiare gusti nuovi. I bambini si occupano, a turno, di apparecchiare e sparecchiare, di fare i camerieri, gli acquaioli e i guardiani dell’armonia. Il momento di inizio è scandito da una canzoncina di buon appetito. Durante il pranzo la maestra o il maestro leggono ad alta voce per i bambini favole o interi libri.
Il momento del pasto, in questo modo, diventa un’occasione di nutrimento in senso più ampio, il momento in cui ci si ferma, si gusta e si sperimenta il cibo, si chiacchiera e si ascolta.

La relazione è parte dell'apprendimento. Si cresce nell'ascolto, nella gentilezza, nella fiducia che permette di sbagliare.

Affettività e fiducia

L’affettività è un modo di approcciarsi al vivente che contempla la relazione come contenitore essenziale per l’apprendimento. Questo vuol dire che il nostro modo di stare insieme comporta una cura nelle relazioni, comprendere i propri e gli altrui limiti, l’attenzione al gesto e all’ascolto. Esprimere se stessi in un contesto accogliente in cui sentirsi riconosciuti e amati consente di stare a scuola con gioia. Ciò che si imprime e lascia tracce è ciò che ci emoziona e ci tocca.

Affettività non vuol dire soltanto essere affettuosi, vuol dire scegliere di insegnare ai bambini l’aiuto e la solidarietà, insegnare a gestire i piccoli conflitti in modo costruttivo e rispettoso, mai dimenticando che la gentilezza, la franchezza e la fiducia sono apprendimenti indispensabili per la vita. Nella gestione del conflitto l’adulto non si sostituisce mai ai bambini, ma li guida nell’esporre il proprio sentire e nell’ascoltare quello degli altri, in modo che sia possibile trovare con calma soluzioni creative, anche prendendosi un tempo necessario prima di sentirsi disponibili a rientrare in contatto con l’altro.

Quindi affettività vuol dire accogliere, accompagnare e lasciarsi stupire da tutta la gamma di sentimenti ed emozioni che abitano l’interiorità umana e che si manifestano nei piccoli gesti esteriori. Saper riconoscere modi diversi e inattesi di esprimersi senza escludere nessun tema, compresi quelli difficili. Affettività significa anche lasciare sospeso il giudizio e permettere che alcune domande rimangano senza risposta in un processo di ricerca che coinvolga e stimoli il gruppo.

Tutti sono liberi di fare ipotesi e di contribuire; accade così che le riflessioni di ognuno contaminino il pensiero della comunità creando un sapere collettivo in continua evoluzione.

L'arte non è un'attività, è un linguaggio. Colori, suoni e forme sono modi per pensare, capire ed esprimersi.

Arte e creatività

L’arte sottende l’apprendimento di tutte le materie. La lezione di arte è quella in cui in modo preminente i bambini possono esprimersi attraverso l’acquerello e il modellaggio, ma ogni materia, a seconda dei momenti, si serve dell’immagine, della musica, della bellezza e della creatività, dell’arte della parola, del movimento in senso ampio, della drammatizzazione, come strumento metodologico finalizzato all’apprendimento.

Noi crediamo che il bambino necessiti di questi strumenti in modo intenso perché la sua identità possa fiorire. L’arte coinvolge i sensi, le lettere e i numeri si fissano nella mente e nel corpo attraverso un’immagine che le accompagna e che i maestri e le maestre offrono lasciando che il bambino possa interiorizzarla attraverso una creazione intima e personale. Così l’arte a scuola ha la funzione non solo di favorire l’interiorizzazione di concetti, ma anche di permettere che tutto il corpo partecipi all’esperienza dell’apprendimento, così che possa risultare integrato nell’essere umano.

L’apprendimento stesso è arte, esiste l’arte della parola, l’arte del ritmo, l’arte di stare insieme. Attraverso l’arte si dà vita al complesso delle potenzialità espressive di ogni individuo e del gruppo, essa è un contenitore entro cui l’essere umano può esprimere la propria cultura.

Il laboratorio di coro

Il laboratorio di coro si configura come spazio di educazione musicale curriculare in tutte le classi, con cadenza settimanale. I bambini sono divisi in due gruppi omogenei per età al fine di rispettare i registri canori e poter adattare i contenuti secondo le specifiche esigenze di crescita. Gli incontri sono tenuti da operatori qualificati.

Le attività prevedono una fase di propedeutica iniziale, prove musicali, dimostrazioni didattiche, concerti per famiglie e sul territorio anche in collaborazione con altre realtà scolastiche e corali.

L’esercizio del canto contribuisce direttamente al miglioramento del clima scolastico attraverso la creazione di un maggiore senso di comunità e dell’aumento della coesione sociale all’interno della scuola. La musica, e segnatamente il canto, a scuola aiutano a forgiare una individualità sana, mentre al contempo sono incentivate le attitudini pro-sociali.

I bambini che, fin dalla più tenera età, sono incoraggiati ad esprimersi attraverso il canto e il ritmo dimostrano un’aumentata capacità di comprensione e produzione del linguaggio. L’esercizio del canto è utilizzato per scandire le attività di routine all’interno delle classi rendendo fluido il ritmo e, al tempo stesso, anima di immagini sonore che scaldano e vivificano il susseguirsi delle attività stesse.

Anche lo sviluppo di capacità logico-matematiche viene rinforzato dall’esercizio del canto e del ritmo, così come l’esplorazione degli strumenti musicali e/o di qualunque oggetto utilizzato come produttore di suoni.

La lettura

La lettura a scuola è una delle attività più importanti che avrà una ripercussione nella vita del bambino e dell’intera comunità. A scuola si gettano le basi affinché possa fiorire l’amore per la lettura.

La lettura, a differenza della visione di cartoni animati o film, implica un coinvolgimento attivo, dove le immagini sono create da chi ascolta o legge a seconda del grado di maturità e della sensibilità, quindi ogni bambino, leggendo crea mondi a sua misura. Il processo di avvicinamento al gusto di leggere deve seguire i tempi e la maturità di ognuno.

Scambio libri: si tratta di una vera e propria biblioteca affettiva. Ogni bambino porta i libri che ama e li scambia con quelli che i compagni amano, in una struttura regolata dall’insegnante e che via via, nell’ultimo anno diventa un’abitudine autonoma dei bambini. Il ritmo dello scambio varia da classe a classe e non vuole mai forzare la lettura, ma semmai lasciare che essa si insinui lentamente fra i piaceri di cui ogni allievo ha diritto per crescere.

Lettura ad alta voce: le storie, i racconti, i romanzi, sono doni che gli esseri umani fanno da secoli ad altri esseri umani. Sulla base di questa considerazione gli insegnanti dedicano in diversi momenti, ed in particolare durante il pranzo, la lettura ad alta voce a tutta la classe. Essa ha il valore della gratuità.

Lettura libera: ogni classe dispone di una biblioteca ricca di testi scelti adatti alla fascia di età alla quale i bambini possono accedere liberamente. Sono dedicati momenti specifici di pausa tra le attività didattiche durante i quali i bambini sono invitati a leggere liberamente.

Si impara anche fuori dalle aule. L'ambiente diventa un luogo di osservazione, esperienza e consapevolezza.

Apprendere nella natura

Abbiamo a disposizione spazi esterni, un cortile e un parco, che i bambini imparano a conoscere e amare attraverso uscite di gruppo e gioco libero.

L’educazione ecologica passa attraverso i gesti e gli atti concreti con i piccoli e attraverso contenuti anche teorici con i grandi. Facciamo molta attenzione a concentrarci su quello che tutti possiamo fare per curare il mondo vicino a noi.

Le attività passano dalla pulizia dei luoghi all’attenzione quotidiana contro lo spreco delle risorse, alla raccolta differenziata, alcune attività di semina e coltivazione.

I bambini si sentono coinvolti e in grado di poter contribuire attivamente alla gestione e alla protezione dell’ambiente in cui vivono e focalizzano l’attenzione su quanto sia prezioso e sulle soluzioni per salvaguardarlo sentendo una responsabilità nel preservarne la bellezza.

La valenza dell’educazione ecologica a scuola è collegare il sostentamento quotidiano di ciascuno con i ritmi di rigenerazione della natura e anche con la consapevolezza che la nostra salute dipende dal rispetto e dalla comunione con essa. Insita in queste attività c’è la cura delle relazioni con gli altri e
un’educazione all’attenzione e all’ascolto, alla disponibilità, all’attesa e all’empatia per favorire lo sviluppo e il contatto con se stessi passando anche dalla contemplazione e dal silenzio.

Dalla natura si può imparare cosa significa vivere in gruppo e che cosa sia l’interdipendenza.
Attraverso le attività di contatto e sensibilizzazione, i bambini scoprono gradualmente come la nostra esistenza sia strettamente legata a tutti i regni della natura.

La scuola diffusa

Crediamo che l’apprendimento non sia confinabile nell’edificio scuola, ma che ci possa essere uno scambio nutriente tra ciò che nasce dentro e ciò che vive fuori.

Per questo durante l’anno saranno proposte uscite di diversa natura, visite a musei e mostre, esperienze in natura, spettacoli teatrali.

Accade anche che il fine delle uscite sia quello di portare all’esterno gesti poetici, come per esempio regalare una poesia, una canzone o un passo di un libro amato; invitare i passanti a giocare insieme, imparando ad accogliere le diverse forme di risposta ma soprattutto includendo come forma di percezione della vita la gratuità e il dono.

Approccio pedagogico